Musica in immagini

È sempre stimolante per me l’incontro tra fotografia e musica: i due mondi passano apparentemente per sensi e sensazioni diverse ma la loro unione può produrre una notevole bellezza. È con soddisfazione, dunque, che segnalo una mia galleria di foto nel sito marilenaparadisi.com. Le immagini sono scattate durante una sessione di registrazione in studio di Marilena Paradisi e Michiko Hirayama, due grandi intepreti di musica contemporanea che hanno realizzato insieme il cd “Prelude for voice and silence”. Come è mia abitudine non ho modificato le luci ambiente cercando di adattarmi a ciò che c’era, salvo una sporadica schiarita col flash di tanto in tanto. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per scattare, ma insomma, il risultato lo potete vedere qui.

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Il sito fotomoto.com sul quale è basata la vendita di immagini di enriconatoli.net mi ha scelto come autore in evidenza del 13 aprile mettendo in homepage la foto “Sfila la Pantera” che trovate qui. Bello!

Il valore di un’immagine

Cosa trasforma un’immagine fotografica in un simbolo? Probabilmente una serie di fattori individuali, sociali, culturali, economici. La fortuna dell’autore o dell’autrice di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. La composizione che in una frazione di secondo lascia gli elementi essenziali nel mirino e toglie tutto ciò che non serve. Con questi elementi càpita appunto che un’immagine si tramuti in un’icona generazionale o nel simbolo di una data situazione.

 

La fotografia qui proposta fu pubblicata in Italia da “L’Illustrazione Italiana”, una rivista patinata e piuttosto costosa uscita negli anni ’80 che conteneva le immagini dei piu’ grandi fotografi e fotografe, soprattutto Italiani, con particolare attenzione ai temi sociali. L’autore è un fotografo della agenzia Associated Press di cui non conosco il nome pur avendolo cercato in tutti questi anni.

 

Nonostante la produzione di milioni di immagini in questi ultimi anni non credo che si vedano spesso foto come questa, con una intensità emotiva così proporzionale alla semplicità. È una foto che evoca la pittura, è perfino didascalica se ci si dimentica che è stata scattata in guerra. Senza avventurarsi in letture metafisiche ci tiene legati a un piccolo gesto quotidiano come il passare l’acqua a qualcuno, ma anche alla solennità del rispetto dell’avversario o del nemico, concetto spesso diluito nella nostra società dall’odio acritico e ideologico. Se ci penso bene non mi aspetterei di trovare un’immagine simile nella pur ricchissima produzione di immagini, scattate con qualsiasi strumento tecnologico, a Genova nei giorni di guerra urbana del G8 nel 2001.

 

Una foto come questa, insomma, diventa uno strumento in più per affrontare la vita; un piccolo bagaglio culturale per mantenersi saldi. L’icona di stati d’animo simili a qualsiasi latitudine e longitudine, comprensibile in diversi contesti culturali e sociali. Non dico condivisa, magari questo è chiedere troppo al mondo, ma comprensibile sì. E questo è senza dubbio uno degli obiettivi più riusciti di una qualsiasi immagine fotografica.

Le parole dei fotografi

Mi trovo costretto (e non è che mi dispiaccia!) a scrivere ancora di Mario Boccia in questo blog. Si tratta questa volta di una puntata del programma “Passioni” in onda su Radio 3 e condotto da Emanuele Giordana. Ospiti in studio due grandissimi fotografi Italiani: Mario Dondero e, per l’appunto, il mio amico Mario Boccia, che a leggere queste righe mi rimprovererà di averli messi sullo stesso piano. Invito dunque ad ascoltare la trasmissione seguendo questo link.

 

Riccardo Marchetti e le sue opere

Ieri sera sono stato all’inaugurazione della mostra “Croma – Opere di Riccardo Marchetti“.

 

Riccardo lo conobbi quando facevo il fotografo indipendente e giravo con le foto per le redazioni dei giornali. Lui lavorava a La Repubblica e acquistava le foto. Di quel periodo professionale ricordo poche persone con piacere e Riccardo è a pieno titolo una di queste. Senza mai approfondire la conoscenza reciproca – il nostro rapporto è stato sempre limitato all’aspetto professionale – mi piacque di lui l’aspetto strettamente umano che traspariva nettamente da come si poneva nei miei confronti. In fondo all’epoca ero solo uno dei tanti giovani fotografi romani che speravano di farcela con le loro foto, la maggior parte dei suoi colleghi in altre redazioni a malapena sollevava lo sguardo dalla scrivania quando ci ricevevano. E il più delle volte il dialogo era limitato a un “No, grazie”, quando il grazie c’era. Sono piuttosto sicuro che Riccardo invece trattava con umanità chiunque si trovasse davanti a lui. Una dote rara. Nella sua mostra si può godere di una serie di opere  di diversi formati, composte con materiali vari: dal tessuto agli acrilici, dai ritagli del giornale in cui lavorava ai pennelli alle scarpe usate. Un mondo interiore che ho conosciuto forse troppo tardi ma che mi ha dato conferma sull’intuizione della grande personalità di quest’uomo. Sono contento di aver avuto a che fare con lui sul lavoro, spero che la mostra delle sue opere possa girare il più possibile in tutta Italia.

 

Per chi fosse interessato “Croma” è a Roma fino al 2 aprile nello spazio espositivo La Conversazione, in via Antonino di Giorgio, 11 (nei pressi di Ponte Milvio). L’orario di apertura è dalle ore 18 alle 21.