L’uomo che rese grande il Grande Torino

Ho incontrato i miei amici – posso usare questa parola anche se ci vediamo pochi minuti l’anno? – Silvia e Piero di Editrice Zona alla fiera Più libri più liberi a Roma. Silvia mi ha regalato questo libro del quale avevo adocchiato la copertina sperando di trovarci la storia di Ernest “Egri” Erbstein, allenatore di calcio ungherese del quale, tutto sommato, sapevo molto poco. Il libro l’ho appena finito e ha superato le mie aspettative. Il racconto intreccia le qualità dell’uomo allenatore con quelle di padre ed ebreo, piuttosto disinteressato all’identità, ma cresciuto in uno dei periodi più bui dell’umanità, poco prima della seconda guerra mondiale.

Divido con chi legge qualche riga di pagina 122:
Una volta alla settimana c’era quella che noi chiamavamo “l’ora che uccide”. Ci teneva negli spogliatoi, faceva i disegni alla lavagna e ci spiegava come dovevamo muoverci in campo. La sua disciplina era ferrea ma mi ha insegnato a vivere e a stare con gli altri…“. È Raf Vallone, all’epoca giocatore del Torino, che racconta. Queste parole sono uno dei motivi per cui sono innamorato del gioco del calcio.